A.C. 2807-A
Grazie, Presidente, trovo sempre lei. Le do una cattiva notizia: la mia sospensione decorre dal 9 giugno, sono l'ultimo, quindi per un paio di mesi mi sentirà spesso ricordarle la sospensione abnorme che avete comminato a 32 colleghi in questa sede.
Ma colleghe e colleghi, componenti del Governo, in attesa della sospensione, discutiamo oggi sulla conversione del decreto-legge n. 19 del 19 febbraio 2026, recante “disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”. Anche oggi, quindi, abbiamo discusso e ci apprestiamo a votare un ulteriore decreto sul PNRR. Ma cos'è il PNRR? È il Piano nazionale di ripresa e resilienza che in questo Parlamento abbiamo varato per mettere a terra i finanziamenti acquisiti dall'Italia attraverso il Next Generation EU. I 209 miliardi di cui tanto si parla non servivano solo per la ripresa, attraverso una forte e rapida iniezione di spesa pubblica nell'economia reale, ma anche per la sua resilienza, ovvero per la capacità del Paese di adattarsi a quei cambiamenti di paradigma che la pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo hanno imposto all'economia italiana ed europea.
È bene ricordare le Missioni di quel Piano: Digitalizzazione, innovazione e competitività; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; coesione e inclusione; salute ed energia. Disegnavano un modello di Paese che sceglieva di competere sui segmenti alti dell'economia internazionale, attraverso investimenti sulla formazione e sulla conoscenza nei settori più innovativi, assumendo gli obiettivi di riduzione delle diseguaglianze di genere e dei divari territoriali generazionali come obiettivi della spesa pubblica, mobilitando le migliori energie pubbliche e private per modernizzare l'Italia dentro un orizzonte di giustizia sociale. C'era un po' di ingenuità? Forse sì, ma come non rimpiangere, Presidente, quella stagione a fronte della mediocrità dell'azione di questo Governo, che ha progressivamente abbassato l'asticella delle aspettative del PNRR. Avete perseguito due obiettivi sin dall'inizio: ridimensionare la portata innovatrice del Piano e centralizzare le azioni di comando. Anziché mobilitare le risorse migliori dell'Italia, avete sciolto l'Agenzia della coesione territoriale e l'avete sostituita con la cabina di regia a Palazzo Chigi alla quale, ad ogni decreto - anche a questo -, avete aumentato la capacità di assunzione a chiamata diretta.
Siamo scivolati in un dibattito sempre più lontano dai bisogni reali del Paese. Vi siete limitati alla contabilità di quanti soldi si riuscivano a prendere ad ogni scadenza, pronti a qualsiasi escamotage fosse necessario. È così che si è passati da 264.000 posti per gli asili nido ai 150.000 posti, con la revisione del 2023; da 60.000 posti per gli alloggi universitari a 30.000 dell'ultima revisione; le colonnine elettriche sono passate da oltre 21.000 a 12.000; per l'idrogeno verde a emissioni zero, i finanziamenti sono scesi da un miliardo a 360 milioni; il finanziamento complessivo per le comunità energetiche rinnovabili è passato da 2,2 miliardi a 795 milioni. E così anche le aziende che hanno presentato 7.417 progetti ed erano in lista d'attesa per gli incentivi del piano Transizione 5.0 riceveranno solo il 35 per cento del credito richiesto. Un'agevolazione che è addirittura inferiore a quella prevista da Industria 4.0. Questo proprio nel momento più difficile per il nostro sistema industriale, con 37 mesi su 42 di calo della produzione industriale durante il periodo del Governo Meloni e del Ministro Urso. Mi dispiace per la Presidente Meloni accostarla al Ministro Urso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma è una scelta che ha fatto lei.
Avete reso, in questo modo, Transizione 5.0 uno strumento totalmente inefficace e quando avete compreso, Presidente, che c'era un comparto, quello dei comuni, che stava spendendo meglio, lo avete prima rallentato e poi definanziato, tant'è che i centri studi del sistema delle autonomie ci dicono che, a fronte dei 40 miliardi di assegnazioni iniziali, si arriverà a malapena a 30, con più di 10 miliardi di definanziamenti. Quindi, 10 miliardi di tagli ai comuni, che ricadranno quasi esclusivamente su aree interne, beni confiscati alle mafie, rigenerazione urbana e piani urbani integrati. Definanziamenti che continuano con una leggerezza sconcertante: sono tanti i comuni e i sindaci che, in questi giorni, stanno ricevendo dall'Unità di missione del PNRR lettere per tagliare investimenti di progetti già avviati. Si guardi, ad esempio, alla Missione 5, per interventi sul tema della disabilità e dei servizi domiciliari.
Il Governo, di fronte a ritardi facilmente sanabili, invece di trovare una soluzione, ha assunto la decisione unilaterale di tagliare progetti per milioni di euro, senza alcun confronto adeguato con i comuni, che di quelle misure, Presidente, sono gli attuatori. Il risultato è che sono i cittadini a pagare, con meno servizi.
Colpite i comuni e i sindaci per una ragione nota: perché, in gran parte, non li governate e lo fate con il solito atteggiamento proprietario delle istituzioni e lo fate alle spalle dei cittadini.
Poi fate un articolo, l'articolo 30, comma 4, che richiede un'attenzione specifica, perché è un articolo che prevede che la riassegnazione complessiva dei fondi residui del PNRR - non spiccioli, miliardi - avvenga, cari colleghi, con un semplice DPCM, senza un passaggio parlamentare: con un atto del Governo risorse ingenti, che non sarete riusciti a spendere, verranno riassegnate dal Governo tramite un proprio atto.
Proseguite con la politica di svuotamento delle prerogative del Parlamento a favore dell'Esecutivo: proprio non volete comprendere la lezione del voto referendario. Non vi fate persuasi che la ragione politica della vostra sconfitta è nella vostra smania di comando, nella postura aggressiva che trasuda dalle cose che dite e che fate e che i cittadini comprendono e hanno giudicato.
Appresso a questa voglia di comando, avete fatto perdere all'Italia tante opportunità, portandoci a un passo dalla recessione decidendo sempre tutto da soli. Con il Governo Conte si era discusso in Parlamento il PNRR e nel Paese ci si era confrontati su obiettivi e finalità del Piano; voi lo avete trasformato in un mediocre esercizio di maggioranza.
Noi consideriamo la crescita economica e la coesione sociale, che erano gli obiettivi del Piano che voi avete tradito, le bandiere che noi raccoglieremo e che faremo motivo di fiducia e speranza per l'Italia; lo faremo assieme alle altre opposizioni e ai cittadini delusi dai vostri fallimenti. Caro Presidente, per queste ragioni annuncio il voto contrario del Partito Democratico.